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Largo Consumo - 7/2007

Packaging: sono sempre più numerosi i prodotti offerti senza imballaggio dalla grande distribuzione. I consumatori risparmiano dal 20% fino al 50%.

La vendita al dettaglio del prodotto sfuso da qualche anno si sta sviluppando con ritmi sempre maggiori nel panorama della distribuzione europea e italiana in particolare, interessando sempre più categorie merceologiche i cui prodotti fino a poco fa erano venduti soltanto in unità preconfezionate. I consumatori apprezzano l’allargamento dell’offerta che, a parità di qualità, consente loro di risparmiare dal 20% fino al 50% rispetto all’omologo prodotto preconfezionato. Oltre che conveniente, la vendita del prodotto sfuso è anche più ecologica se a essa viene associato l’utilizzo di sacchetti di plastica riusabili e compostabili, con il vantaggio della riduzione dei rifiuti non degradabili. Lo sfuso allarga inoltre le possibilità che ha la distribuzione di organizzare a monte, nella filiera, rapporti di fornitura che focalizzino l’attenzione sulla riduzione degli sprechi, imballaggi secondari compresi. L’articolo Lo sfuso tra economia ed ecologia è su Largo Consumo 06/07. Elenco dei Citati nell’articolo. Percorsi di lettura correlati: Ristorazione commerciale. Se non sei abbonato, richiedi copia del fascicolo

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Caffè: se ne beve di più e si diversificano le modalità di consumo, dalle capsule domestiche alla distribuzione automatica, che crescono rispettivamente del 13,8% e del 9,2%.

Il mondo del caffè è in evoluzione. In Italia la produzione di caffè torrefatto cresce nel 2005 del 2,8%, passando da 305.440 a 314.036 tonnellate, di cui la gran parte è rappresentato dal caffè non decaffeinato (96,8%). Il mercato interno registra una crescita in valore dell’1,4% e in volume dell’1,2%. In ambito famigliare le cialde/capsule per caffè espresso continuano a ottenere la performance migliore con una crescita del 13,8% soprattutto grazie alle capsule di plastica e all’incremento di referenze sugli scaffali della grande distribuzione. Il canale horeca registra un calo del 2% dovuto anche, secondo quanto rilevato da Databank, a uno spostarsi dei consumi verso la distribuzione automatica che mostra invece buone performance con una crescita del 9,2% e lascia intravedere ottime prospettive grazie alla diffusione di capsule e cialde per caffè espresso che stanno canalizzando investimenti crescenti da parte delle torrefazioni. Le esportazioni di caffè torrefatto continuano ad aumentare (+9,2%) trainate dal torrefatto non decaffeinato e da un buon vissuto dell’espresso italiano all’estero. L’articolo Una tazzina tira l’altra è su Largo Consumo 06/07. Elenco dei Citati nell’articolo. Percorsi di lettura correlati: Caffè. Se non sei abbonato, richiedi copia del fascicolo o visualizza gli Elementi a corredo: Tab1, Tab2.

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Bevande: Il mercato dei tè freddi propone nuovi gusti e varianti. E strizza l’occhio al “salutismo". Il segmento è cresciuto nel 2006 del 7,9%.

Il tè freddo è preferito in Italia alle bevande gassate e i consumi pro-capite appaiono molto più elevati della media europea (11-12 litri/anno). Si tratta di un prodotto incrementato del 27% negli ultimi 3 anni e cresciuto nel 2006 del 7,9%. Gli attuali consumi sono supportati da un’offerta variegata di prodotti: tè aromatizzato alla frutta, tè verde, tè freddo light, tè freddo deteinato e, infine, semilavorati in polveri e sciroppi per la preparazione fai da te. il mercato del tè freddo è in forte espansione mostrando una delle crescite più alte tra le bevande non alcoliche. Una performance legata alla crescente attenzione dei consumatori italiani verso prodotti naturali, che aiutino il loro benessere. Le varianti deteinate e light, che una volta occupavano una nicchia del mercato, sono molto attive soprattutto nei piccoli formati. Altrettanto si può dire circa i nuovi tè (verde e rosso) che basano il proprio successo sia sul nuovo gusto sia sulle funzionalità salutistiche proprie di ciascun infuso. L’articolo A qualcuno piace freddo è su Largo Consumo 06/07. Elenco dei Citati nell’articolo. Percorsi di lettura correlati: Bevande analcoliche. Se non sei abbonato, richiedi copia del fascicolo o visualizza gli Elementi a corredo: Tab1, Tab2.

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Salumi: se ne mangiano 50 grammi al giorno. I consorzi di tutela garantiscono qualità e sicurezza. Crescono i consumi di dop e igp.

I salumi non sono mai entrati stabilmente nei consumi quotidiani. Una tendenza che sta cambiando: attualmente i consumatori italiani ne mangiano in media 50 grammi al giorno. Il fenomeno interessa i salumi dop e igp, percepiti come prodotti d’eccellenza grazie alla garanzia del marchio. Dietro c’è l’attività dei Consorzi di tutela, nati per migliorare la filiera garantendone la tracciabilità e la sicurezza. Per il Toscano dop la produzione del 2006 è stata di circa 300.000 prosciutti (+3,5% rispetto al 2005), la crescita del San Daniele dop è stata di +3,3 punti percentuali. Lo Speck Alto Adige igp e la Bresaola della Valtellina igp sono entrati con successo nei moderni canali di vendita. È un buon momento anche per i salumi piacentini che hanno avuto un fortissimo incremento: la coppa ha registrato una crescita della dop del 215% fra il 2000 e il 2005, la pancetta un +294% e il salame un +310%. Ma crescono anche prodotti di nicchia come il Culatello di Zibello dop. L’articolo La rivincita degli affettati dop è su Largo Consumo 06/07. Elenco dei Citati nell’articolo. Percorsi di lettura correlati: Salumi. Se non sei abbonato, richiedi copia del fascicolo o visualizza gli Elementi a corredo: Tab1, Tab2, Tab3

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Pasticceria industriale: Materie prime performanti e packaging protettivi: c’è molta tecnologia, ma l’apporto umano fa ancora la differenza.

Farina, zucchero, uova, burro, lievito: con questi ingredienti di base, combinati con cioccolato, creme e aromi, l’industria dolciaria crea un assortimento illimitato di prodotti di pasticceria attraverso un processo produttivo molto semplice e tradizionale. La tecnologia impiegata a livello industriale per i prodotti dolciari a lievitazione chimica, come biscotti, pasticceria e torte non è molto diversa da quella artigianale. Cambia solo la quantità di materia prima lavorata e il fatto che le fasi produttive sono automatizzate anziché manuali. La maggiore automatizzazione impone però l’utilizzo di materie prime dalle caratteristiche tecnologiche costanti, che possono essere lavorabili in tempi e a condizioni prefissate dalle ricette produttive. Il numero sempre crescente di prodotti nuovi implica da parte delle aziende la necessità di contraddistinguersi: la tendenza è quindi quella di realizzare packaging accattivanti ma capaci anche di proteggere il prodotto garantendone la freschezza. L’articolo Tutti i segreti di una buona sfoglia è su Largo Consumo 06/07. Elenco dei Citati nell’articolo. Percorsi di lettura correlati: Pasticceria e biscotteria. Se non sei abbonato, richiedi copia del fascicolo o visualizza gli Elementi a corredo: Tab1, Tab2.

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Certificazioni: lo standard Iso 22000 armonizza i requisiti per la gestione della sicurezza alimentare. E le amplia a tutte le fasi della catena produttiva.

La sicurezza alimentare è un argomento cui i consumatori sono particolarmente sensibili. Nel settembre 2005 è stata pubblicata la norma volontaria - o meglio, la famiglia di norme - della serie Iso 22000:2005 dal titolo “Food safety management systems - Requirements for any organization in the food chain", ovvero “Sistemi di gestione della sicurezza alimentare, requisiti per tutte le organizzazioni nella filiera alimentare". Questa norma è nata con l’obiettivo di armonizzare a livello globale i requisiti per la gestione della sicurezza alimentare ed è destinata a tutte le società che sono coinvolte a diverso titolo nella produzione alimentare, in qualunque fase della filiera operino. I principi base della Iso 22000 sono la sicurezza nella filiera e la necessità per le aziende di dimostrare la loro capacità di identificare e controllare gli eventuali pericoli per la sicurezza degli alimenti e i loro possibili risvolti sulla salute dei consumatori. L’articolo Per una filiera più sicura è su Largo Consumo 06/07. Elenco dei Citati nell’articolo. Percorsi di lettura correlati: Sicurezza, certificazione e tracciabilità della filiera agroalimentare. Se non sei abbonato, richiedi copia del fascicolo.

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Ristorazione: il caffè e la cena diventano esperienze polisensoriali grazie a musica, design e spettacolo. I casi di Hard Rock Café, Starbucks e Planet Hollywood.

Nel marketing dell’esperienza e nella spettacolarizzazione dei luoghi d’acquisto le implicazioni di carattere emotivo superano il valore attribuito al prodotto, fondendo nel concetto di retailtainment la sfera dei consumi con quella dell’intrattenimento. È questo lo scenario in cui si sono affermati i marchi più rappresentativi della ristorazione a tema: Planet Hollywood, Hard Rock Café e Starbucks. La catena Hard Rock Café è diventata un impero composto da 140 strutture suddivise tra ristoranti, casino e alberghi in 36 Paesi del mondo. Il legame con la musica la accompagna fin dagli esordi. Il concept dei ristoranti e piano bar Planet si basa invece sulla cosiddetta “dining experience", una fusione di design, ambientazione, spettacolo e merchandising. Starbucks Coffee, il colosso delle caffetterie con 11.750 locali distribuiti negli Usa e in altri 34 Paesi, fondata con l’obiettivo iniziale di diffondere la cultura del caffè secondo il modello italiano, è diventata il simbolo di un fenomeno di costume che ha mutato il modo di fare colazione di intere popolazioni grazie a un sapiente utilizzo del marketing e alla simbiosi vincente fra caffè e musica. L’articolo Un caffè in musica è su Largo Consumo 06/07. Elenco dei Citati nell’articolo. Se non sei abbonato, richiedi copia del fascicolo

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Bevande: i consumi italiani nell’analcolico superano l’88% del totale bevande fredde. Ma i grossisti devono resistere alla concorrenza della gdo.

Dal quadro dei consumi di acqua minerale, succhi di frutta e soft drink nel nostro Paese fornito dal Consorzio distributori alimentari durante il “Working european tour" è emerso come il bere analcolico superi in Italia l’88% a quantità del totale bevande fredde, con i grossisti che gestiscono il 31% del totale volume di questa categoria e il 27% in termini di fatturato. Il trend totale delle bevande per l’anno 2006 evidenzia solo segni positivi, sia in termini di volume che di fatturato, anche per quanto riguarda i vini, i superalcolici e gli sciroppi. Nel comparto delle bevande l'ingrosso ha un ruolo ormai consolidato in Italia e il suo canale distributivo prioritario è l'horeca ma dovrà differenziarsi puntando sulla qualità del servizio per ottenere la fidelizzazione della clientela. I grossisti devono inoltre proporre un maggior mix di prodotti perché la gdo si attacca inesorabilmente al prezzo. È indispensabile estremizzare la qualità del servizio e fare sistema con i fornitori. L’articolo L’ingrosso sfida la grande distribuzione è su Largo Consumo 06/07. Elenco dei Citati nell’articolo. Se non sei abbonato, richiedi copia del fascicolo o visualizza gli Elementi a corredo: Tab1.

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Vino: l’export cresce a Oriente: i Paesi Terzi registrano un +14% mentre l’Unione è ferma al +12%. Le aziende mirano a conquistare Cina, Russia e Giappone.

Dopo un periodo di flessione, le esportazioni del vino italiano riprendono quota dimostrando le potenzialità di crescita del settore nonostante la forte competitività internazionale. Nel 2005 la ripresa ha portato i volumi a superare i 15,6 milioni di ettolitri e l’export è cresciuto a valore da 1,7 a 3 miliardi di euro negli ultimi dieci anni. Secondo l’Ice le esportazioni crescono del 12,5% ma i Paesi Terzi registrano un +14% mentre l’Unione europea si ferma al +12%. Sotto l’aspetto dei valori la crescita dei Paesi Terzi risulta più evidente e il tasso d’incremento all’interno delle aree è diverso: nell’Unione si ferma al 3,2% mentre nei Paesi Terzi supera il 12,5%. C’è stato un forte incremento in Medio Oriente (+54%) e in Asia Centrale (+42%). Per il 2007 la strategia promozionale dell’Ice prevede la ricerca di nuovi sbocchi su mercati come Russia, India e Cina, dai quali il settore si aspetta una crescita significativa, e il mantenimento dei mercati tradizionali. L’articolo Un brindisi ai nuovi mercati è su Largo Consumo 06/07. Elenco dei Citati nell’articolo. Percorsi di lettura correlati: Vino,Vini spumanti. Se non sei abbonato, richiedi copia del fascicolo o visualizza gli Elementi a corredo: Tab1, Tab2, Tab3.

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Pubblicità: è caccia aperta alla celebrità dello sport o dello spettacolo per dare visibilità al brand. E le sponsorizzazioni nel 2007 raggiungeranno i 1.768 milioni di euro.

Da Gwyneth Paltrow a Marcello Lippi, il ricorso a personaggi famosi da utilizzare come testimonial in eventi o in intere campagne pubblicitarie è sempre più diffuso e rappresenta un vero e proprio propellente per ampliare la capacità di impatto di un evento e la memorabilità di un messaggio. Secondo un’indagine predittiva sviluppata da StageUp e Ipsos il mercato italiano delle sponsorizzazioni nel 2007 toccherà quota 1.768 milioni di euro con una crescita dell’1,9% rispetto al 2006: il 64% degli investimenti saranno destinati al comparto sportivo, la cultura raccoglierà il 14% mente le attività di utilità sociale saranno stabili al 22%. Il “circo" dei testimonial continuerà a essere il vero motore di questo tipo di comunicazione sempre più orientata a stabilire con il consumatore un rapporto coinvolgente e personale. Ma i “matrimoni" tra celebrity e azienda sono rischiosi: la “celebrità" scelta potrebbe non dare i risultati sperati in termini di notorietà oppure incorrere in cadute di stile o in guai giudiziari potenzialmente dannosi per il prodotto o per il brand coinvolto. L’articolo Le star sposano la pubblicità è su Largo Consumo 06/07. Elenco dei Citati nell’articolo. Percorsi di lettura correlati: Sponsorizzazioni,Pubblicità televisiva. Se non sei abbonato, richiedi copia del fascicolo o visualizza gli Elementi a corredo: Tab1, Tab2

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Promozioni: una ricerca rivela che il 34% delle aziende spende mediamente 8.600 euro l’anno. I preferiti sono i regali aziendali (82%) seguiti dalle pto (60%).

Dai risultati della quinta indagine di mercato condotta da Cra per conto di Promotion Magazine e Assoprom “Gli investimenti in attività promozionali degli operatori economici italiani" emerge che alimentari e regali aziendali sono il binomio preferito in particolar modo da industria e servizi, che acquistano anche molti articoli per l’ufficio e per la scrittura, destinati sia ai regali sia alla pto (promozioni tramite oggetto). Dall’indagine emerge che ben il 66% delle aziende non investe in attività promozionali di contro a un 34% che spende mediamente 8.600 euro l’anno in tale attività. Gli operatori economici che investono in attività promozionali sono in prevalenza legati ai servizi finanziari (il 56%), mentre il 52% è relativo al mondo commerciale in senso stretto, il 35% all’industria e il 30% ad altri servizi. Attraverso un questionario a risposte multiple è emerso inoltre che l’82% delle aziende preferisce i regali aziendali, il 60% le promozioni tramite oggetto, il 7% le operazioni con premio immediato, il 5% operazioni legate alla fidelity, il 3% i viaggi incentive e il 2% i concorsi a premio. L’articolo Investimenti per regalo è su Largo Consumo 06/07. Elenco dei Citati nell’articolo. Percorsi di lettura correlati: Promozioni, fidelizzazione del cliente, direct marketing. Se non sei abbonato, richiedi copia del fascicolo o visualizza gli Elementi a corredo: Tab1, Tab2.

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Mezzi: le attività di “below the line" sono sempre più gettonate dalle aziende perché mirate e meno costose. Ma dalle analisi del roi possono arrivare brutte sorprese.

Oggi sono sempre più numerose le aziende che in Italia fanno comunicazione attraverso le attività di “below the line " (le promozioni, il marketing diretto, le sponsorizzazione, le pubbliche relazioni, il sampling, i volantini, il web, il telemarketing ecc.). Sono attività relativamente meno costose, consentono di raggiungere target più mirati e spesso risultano più efficaci perché utilizzano canali di informazione meno affollati dei media classici. Inoltre i ritorni d’investimento sono misurabili in maniera più precisa. Un esempio: per verificare la validità di un’azione di sponsorizzazione, di cui oggi si fa un largo uso a sostegno della notorietà del brand, si può utilizzare un approccio integrato che preveda una fase quantitativa (per esempio di 1000 interviste telefoniche) ed una fase qualitativa di 15/20 interviste individuali. Queste ricerche però spesso fanno emergere aspetti negativi come il basso grado di associazione tra prodotto ed evento oppure si scopre che una partnership con il notissimo personaggio sportivo finisce per “cannibalizzare" il brand. L’articolo Quattro passi nel “below the line" è su Largo Consumo 06/07. Elenco dei Citati nell’articolo. Percorsi di lettura correlati: Il mercato degli eventi,Pubbliche relazioni, Sponsorizzazioni. Se non sei abbonato, richiedi copia del fascicolo o visualizza gli Elementi a corredo: Tab1.

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Tracciabilità: dal codice a barre alla radiofrequenza le tecnologie facilitano la gestione delle informazioni. A vantaggio della supply chain e dei consumatori.

Il regolamento Ce 178 del 2002 rende obbligatoria per tutte le aziende che operano nel settore agroalimentare la rintracciabilità dei prodotti lungo tutta la filiera produttiva per offrire al consumatore finale il massimo livello di sicurezza possibile. Mettere a punto un sistema di rintracciabilità non è però facile. Un valido aiuto per semplificare la gestione delle informazioni è offerto dalle nuove tecnologie. Sono tre i sistemi possibili per l’identificazione automatica: il codice a barre, l’etichetta che permette l’identificazione in radiofrequenza e i sistemi biometrici.
Non vanno trascurati gli aspetti logistici come la possibilità di ottenere informazioni sulla localizzazione dei container e sul loro contenuto durante il trasporto e garanzie sulla correttezza della manipolazione della merce. Dopo aver identificato il prodotto, è indispensabile disporre di un sistema di gestione delle informazioni relative alla filiera, che vanno trasmesse al consumatore finale attraverso l’etichetta. L’articolo La filiera non ha più segreti è su Largo Consumo 06/07. Elenco dei Citati nell’articolo. Percorsi di lettura correlati: Sicurezza, certificazione e tracciabilità della filiera agroalimentare,Tecnologie per la supply chain. Se non sei abbonato, richiedi copia del fascicolo.

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Formaggi: Il bilancio del gruppo Biraghi ai raggi X

Il gruppo di Cavallermaggiore (Cuneo) nel corso dell’ultimo esercizio storico preso in esame ha fatto registrare un fatturato consolidato pari a circa 84,580 milioni di euro, con un incremento del 6,4% rispetto al precedente (79,458 milioni di euro). Per quanto riguarda la scomposizione delle vendite per tipologia di prodotto, la quota maggiormente rilevante è rappresentata dal grana (41,4%), seguito dal grana grattugiato (32,6%), dal gorgonzola (6,6%) e dalla panna (5,3%). Per quanto concerne la scomposizione del fatturato per area geografica, la maggior parte delle vendite 2005 sono state realizzate sul mercato interno (95,9%), mentre una quota residua ha riguardato l’estero (4,1%). A livello di risultato d’esercizio il gruppo piemontese ha chiuso il 2005 con un utile netto di gruppo pari a circa 702.000 euro. Il debt/equity dell’azienda, pur aumentando lievemente, si mantiene a fine 2005 su valori sostanzialmente contenuti (1,02 contro un valore pari a 0,91 registrato a fine 2004). L’articolo Riflettori su Biraghi è su Largo Consumo 06/07. Elenco dei Citati nell’articolo. Percorsi di lettura correlati: Formaggi stagionati. Se non sei abbonato, richiedi copia del fascicolo o visualizza gli Elementi a corredo: Tab1, Tab2,

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